PARMENIDE E IL PENSIERO DELL’ESSERE

Parmenide era un filosofo che visse a Elea, una città della Grecia antica. La sua idea principale è che solo l’essere esiste veramente. Tutto quello che cambia o muore, quello che vediamo intorno a noi ogni giorno, secondo lui non rappresenta la vera realtà, ma è solo apparenza. Il “non essere”, cioè il nulla, non esiste e non può nemmeno essere pensato.

Per spiegare le sue idee, Parmenide scrisse un poema chiamato Sulla natura, dove immaginava di ricevere la verità da una dea che lo guidava. Anche se sembra una storia fantastica, le argomentazioni dentro il poema sono logiche e razionali. Parmenide pensa l’essere come qualcosa di unico, eterno, immobile e perfetto, come una grande sfera che non cambia mai. Perché lo pensa così? Perché se l’essere nascesse o morisse, significherebbe che qualcosa passa dal non essere all’essere o dall’essere al non essere, cosa impossibile. Allo stesso modo, l’essere non può muoversi, perché il movimento implica cambiamento e quindi una contraddizione.


PARMENIDE

In questo modo Parmenide introduce alcune idee fondamentali della logica: l’essere è uguale a se stesso, non può non essere e non ci sono altre possibilità tra essere e non essere.

Anche se il mondo che vediamo sembra pieno di cambiamenti, Parmenide dice che i sensi ci ingannano. La realtà vera, che possiamo capire solo con la ragione, è stabile e immutabile. Alcuni studiosi pensano che questa visione rifletta anche il suo ambiente sociale: Parmenide era aristocratico e non voleva i cambiamenti portati dal ceto popolare, quindi la sua filosofia riflette anche un desiderio di stabilità.

ZENONE E I PARADOSSI LOGICI

Zenone era un discepolo di Parmenide e il suo scopo era difendere l’idea che l’essere è uno, immutabile e eterno, contro chi diceva che il mondo è fatto di tante cose diverse e sempre in movimento.

Il suo metodo era molto intelligente: prendeva l’idea dell’avversario e mostrava che, se fosse vera, porterebbe a contraddizioni assurde. In pratica, diceva: “Se credi questo, allora succede qualcosa di impossibile”. Questo metodo si chiama riduzione all’assurdo ed è uno dei primi esempi di ragionamento logico nella storia.

Il paradosso di Achille e la tartaruga

Zenone inventò questo esempio per mostrare che l’idea di movimento porta a problemi logici.

  • Immagina Achille, un corridore velocissimo, e una tartaruga, molto più lenta.
  • La tartaruga parte un po’ prima di Achille.
  • Quando Achille arriva nel punto da cui è partita la tartaruga, lei si è spostata un po’ più avanti.
  • Quando Achille arriva a quel nuovo punto, la tartaruga si sarà di nuovo spostata un po’ più avanti.
  • Questo succede all’infinito: ogni volta che Achille raggiunge dove era la tartaruga, lei si è già spostata un passo avanti.

Se accettiamo l’idea che lo spazio possa essere diviso all’infinito, sembra quindi che Achille non potrà mai raggiungere la tartaruga, anche se nella realtà sappiamo che arriverà sicuramente.

Zenone conferma la filosofia di Parmenide: il vero essere è uno e immutabile, e tutto ciò che sembra muoversi o cambiare nel mondo dei sensi è solo un’illusione.


ZENONE

PARADOSSO DI ZENONE





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